Ago 042016
 

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Che cos’è l’amicizia? Ce lo spiega Parise nell’omonimo breve racconto dei Sillabari, una raccolta di testi che prendono spunto da sentimenti ed emozioni umane. Un gruppo di dieci persone si ritrova un giorno in cima ad una montagna e da questo evento, apparentemente poco rilevante, nasce l’amicizia. Una combinazione di caso, di situazioni che capitano al momento giusto, ma anche di caratteri fatti in un certo modo, di sensibilità che devono completarsi e che si armonizzano nell’insieme. Potrebbe essere la risposta più immediata, ma Parise, da sottile indagatore, ci comunica qualcosa di più sottile. Non c’è amicizia senza tempo e senza luoghi precisi. All’inizio non basta il legame, si ha bisogno di ripetere dieci, trenta, cento volte quell’esperienza che ha fatto scoccare la scintilla, fino a che, un giorno, ci si accorgerà che l’amicizia, cresciuta e maturata nel tempo, non ha più bisogno di tornare sugli stessi luoghi, perché si può essere amici anche in condizioni spaziali e temporali diverse e distanti. È un po’ ciò che accade ai personaggi del racconto, dopo aver ripetuto per anni quella sciata rituale in montagna, decidono che è giunto il momento di smettere perché la loro amicizia non ne ha più bisogno.

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