Set 132016
 

fantasma

Virginia è la più sensibile dell’americana famiglia Otis. A lei il compito di concedere il riscatto al sanguinario fantasma di Canterville, da sempre terrificante ombra dell’omonimo castello, ma totalmente ridicolizzata non appena gli Otis vi si trasferiscono.

Si tratta di un racconto di non molte pagine adeguato sia ad un pubblico di giovanissimi che ad un pubblico maggiormente impegnato. Ai primi non sfugge il gioco ironico con cui viene trattato il povero fantasma, preso in giro dai componenti della famiglia Otis, e ai secondi non sarà difficile soffermarsi sui significati che sottendono quell’ironia.

Ciò che Wilde descrive nel suo testo è un’inconciliabile dicotomia racchiusa tutta nel binomio Otis-Canterville. I primi sono i classici americani moderni, convinti che il progresso e la razionalità consentano di risolvere qualunque problema, i secondi, di cui il fantasma è l’emblema, sono i custodi della tradizione, delle regole e della morale schiettamente anglosassone. Eppure qualcosa non torna. Se i brutti tiri giocati alle spalle del fantasma costituiscono un congegno eccellente con cui deridere bonariamente gli atteggiamenti dell’aristocrazia anglosassone, dall’altra l’epilogo della vicenda ci impone una riflessione. La giovane Virginia, un’americana, è l’unica ad accorgersi del dramma di Sir Simon e ad aiutarlo. Il finale in conclusione non condanna né l’una né l’altra tradizione, cerca semmai un equilibrio tra due opposti.

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