Feb 262017
 

Rubrica I colori del Carnevale

cigno

Il Cigno è probabilmente il brano più conosciuto dell’opera a cui Saint Saens ha dato il nome di Carnevale degli animali. Si tratta di quattordici brevi brani che alludono, mediante la tecnica della musica descrittiva, a vari animali, colti singolarmente o in gruppo, e in alcuni casi sullo sfondo dell’ambiente in cui vivono. In tutti i pezzi domina un tono ironico e a tratti canzonatorio; la musica, infatti, amplifica gli aspetti più ridicoli degli animali, stabilendo un sottile parallelismo con i personaggi del contesto musicale di cui Saint Saens conosce virtù e difetti. Il Cigno, tuttavia, non risponde a questa descrizione, e presenta, con una trama malinconica e virtuosistica, un dialogo sommesso tra un mirabile violoncello e gli arpeggi discreti del pianoforte. È il gioco dell’acqua e delle sue increspature che sfiorano con delicatezza il cigno pronto ad abbandonarvisi con una dolce tristezza. Per l’immaginazione non è difficile sfocare i contorni e vedere emergere dal corpo sinuoso dell’animale, quello di una donna, forse anche per l’influenza dalla memoria collettiva del famoso balletto interpretato da Anna Pavlova, il ben noto La morte del Cigno.

Feb 182017
 

Rubrica I colori del Carnevale

Per il nostro percorso sul Carnevale, leggiamo alcuni versi di Eugenio Montale riportati qui in basso.

maschere_colorate

Ha qualcosa di lugubre il Carnevale di Gerti; i carri che scorrono nel corteo, le ocarine dei bambini e la pioggia dei coriandoli si presentano in una sfilata automatica, destinata a procedere senza arrestarsi, per il compiersi di una misteriosa legge del destino. Invano Gerti cerca riparo in una tremula bolla d’aria, pallida allusione ad una realtà immaginaria e sognata, avvertita come unica prospettiva di scarto. Ciò che grava su di lei e sull’io poetico è l’incedere del tempo e l’impossibilità di un suo arresto, non a caso l’incepparsi della ruota del carro nel groviglio di girandole è questione di pochi attimi e, poco dopo, il corteo riprende il suo cammino. Il ricordo del passato è un barlume, si consuma in una rapida epifania, rivivendo nella memoria come immagine di un Capodanno lontano e perduto. Al poeta e a Gerti rimangono soltanto primavere che non fioriscono, strette nel gorgo affaticato degli uomini.

Se la ruota s’impiglia nel groviglio
delle stelle filanti ed il cavallo Continua a leggere »

Feb 142017
 

Per la giornata di San Valentino

Abbati_-_La_Finestra

“Non andartene,
non lasciare
l’eclisse di te
nella mia stanza.
Chi ti cerca è il sole,
non ha pietà della tua assenza
il sole, ti trova anche nei luoghi
casuali
dove sei passata,
nei posti che hai lasciato
e in quelli dove sei
inavvertitamente andata
brucia
ed equipara
al nulla tutta quanta
la tua fervida giornata.
Eppure è stata,
è stata,
nessuna ora
sua è vanificata”.

M. Luzi

Feb 062017
 

Rubrica I colori del Carnevale 

Oggi intendo riflettere con voi sul tema del Carnevale. Procederemo in questo modo per un periodo breve e analizzeremo opere di diversa tipologia. Vi auguro buona lettura!

Il Carnevale di Fulvio Roiter 

Il-Carnevale-di-Venezia-foto-di-Fulvio-Roiter

La bellezza di questo scatto risiede tutta nella sintesi cromatica, giacché le tonalità prevalenti sono soltanto due, il bianco e il viola. Messo da parte il campanile di San Marco, che si perde nell’atmosfera circonfusa di luce, la fotografia è l’esito di un sapiente gioco di luci che esaltano la perla della veste della maschera veneziana e ispessiscono le ombre della balaustra. Non a torto Fulvio Roiter è stato definito maestro del realismo, lo si vede chiaramente in questo capolavoro, in cui il primo piano esalta i tratti concreti della maschera, introducendoci nel clima tutto particolare del Carnevale veneziano. Il merito è anche delle scelte tecniche, l’uso del medio teleobiettivo provoca un leggero schiacciamento che avvicina i piani, costringendo l’occhio a focalizzarsi sul soggetto, vero punto focale dell’immagine. La bellezza della maschera però è da ricercarsi anche nell’attimo fugace che la mano del maestro ha saputo immortalare; il mosso del panneggio sembra quasi il librarsi in volo di un uccello, e le zigrinature violacee ricordano l’ala leggera di un volatile. Così la mano dolcemente abbandonata sul collo lascia intuire una sottile sensualità e conferisce al soggetto un senso di mistero, tale da disancorarlo dall’hic et nunc per renderlo immagine di un tempo assoluto.

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