Mar 292018
 

In queste ore in cui ci uniamo al mistero della passione di Cristo, torna alla mente una tempera famosissima di Andrea Mantegna. Il Cristo morto è di una prepotente forza espressiva e comunica all’astante tutto il dramma del compianto. Mantegna non risparmia all’occhio del fruitore una certa durezza, quasi ostentata dalle recenti ferite che trapuntano le mani e i piedi del Cristo; nel rigor mortis che raggela il corpo in una posa quasi statuaria; nel dolore dei presenti che deforma e mostra il volto dell’umana sofferenza. La forza della tela è poi ampliata dallo scorcio prospettico ardito che obbliga l’osservatore a centrare la figura del Cristo. Si tratta di una scelta nuova da ascrivere alle prove della maturità dell’artista. Tutto questo però non implica la mancanza di controllo formale, anzi la tensione espressiva risulta incrementata dall’estrema compostezza dei tratti, quasi a dipingere un dolore lacerante ma non privo di speranza, quella che si concretizza nella gioia della Resurrezione.

Bibliografia e sitografia

  • Lezioni di arte 2, dal Rinascimento al rococò, Arese, Electa, 2002.
  • http://collegioballerini.it/Resource/MANTEGNA_1.pdf

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