Ott 112016
 

borges

Mi disse che il suo libro si chiamava il libro di sabbia, perché né il libro nè la sabbia hanno principio o fine.

Un venditore di Bibbie giunge dal protagonista e riesce a scambiare il testo sacro di cui vuole disfarsi; la scoperta è sconcertante, il codice si compone di pagine infinite, non c’è un inizio nè una fine. L’oggetto diventa presto ossessione, allontana l’uomo dalla vita, si trasforma in una fobia. Non c’è altra soluzione che abbandonarlo su un remoto scaffale di una biblioteca.

Si tratta di un racconto non molto lungo, tutto giocato sull’incastro di due quadri. Al dialogo dei due uomini, segue la descrizione della vita del protagonista dopo l’acquisto del libro. Nella prima parte prevale la scena, il dialogo dei due, su cui grava un alone di mistero e a tratti il presentimento che stia per accadere qualcosa di pericoloso. Nella seconda, la scelta del sommario, condensa al massimo la ripetitività allucinata degli stessi gesti e delle stesse azioni. Infine c’è il libro, non un mero oggetto, ma quasi il protagonista della vicenda. Con le sue pagine infinite, ripete alla perfezione gli eventi imprevedibili dell’esistenza, moltiplica i casi, le possibilità, supera il limite, lasciando che i punti fermi siano scardinati. Si tratta di tematiche molto care all’autore a cui si aggiunge l’immagine finale della biblioteca – labirinto, eterna metafora dell’esistenza umana.

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