Ott 282016
 

L’autunno dell’anima in Vincenzo Cardarelli

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Anche oggi continuiamo il nostro percorso autunnale nei testi di alcuni autori e leggiamo insieme un’altra poesia che appartiene ai ricordi della nostra infanzia, alludo alla lirica Autunno di Vincenzo Cardarelli. Come nell’articolo precedente di questa rubrica, desidero precisare che privilegeremo un approccio intuitivo.

Concediamoci il tempo necessario per leggere a voce alta questi versi.

Autunno

Autunno. Già lo sentimmo venire
nel vento d’agosto,
nelle pioggie di settembre
torrenziali e piangenti
e un brivido percorse la terra
che ora, nuda e triste,
accoglie un sole smarrito.
Ora passa e declina,
in quest’autunno che incede
con lentezza indicibile,
il miglior tempo della nostra vita
e lungamente ci dice addio.wet-leaves-1752933__180

Il messaggio è chiarissimo, Cardarelli descrive l’incedere della stagione autunnale e la sovrappone al suo particolare stato interiore. Leggendo l’intera lirica, appare abbastanza evidente la bipartizione ideale che cade al verso 8. Nei versi precedenti, infatti, Cardarelli ha descritto le caratteristiche dell’autunno – le piogge settembrine, gli alberi spogli, allusi nel verso ora nuda e triste, il sole smarrito – velando al di sotto della resa letterale, rimandi secondari ben più profondi. Questi ultimi emergono apertamente nei versi 8-12, in cui il tono diviene progressivamente riflessivo; in modo più esplicito, l’autore assimila la stagione autunnale a quella fase di vita in cui la gioia della giovinezza è solo un ricordo, con un chiaro rimando a Giacomo Leopardi[1]. Proviamo a sintetizzare questi aspetti in una tabella:

Parte descrittiva Parte riflessiva
Vento d’agosto

Piogge torrenziali e piangenti

Terra nuda e triste percorsa da un brivido

Sole smarrito

Autunno che incede = miglior tempo della vita che declina

La bipartizione a cui abbiamo alluso, tuttavia, non genera alcuna frattura, anzi la parte riflessiva è preparata con cura, accennata e sussurrata negli elementi descritti all’interno della prima strofa. Il vento, la pioggia, il sole smarrito non sono soltanto aspetti fisici di un momento particolare dell’anno, ma appartengono all’interiorità dell’io poetico; le piogge piangenti, il brivido, lo smarrimento del sole, in realtà, sembrerebbero alludere all’uomo. È l’uomo che si smarrisce, è ancora lui a piangere e a rabbrividire, e in ultima analisi, è proprio il poeta a provare queste sensazioni. Il motivo di tale smarrimento emerge chiaramente nella parte più riflessiva; non è soltanto la fine dell’estate a rattristare il poeta, ma è piuttosto la fine della giovinezza a generare questo stato di vera e propria tragicità interiore.

Si potrebbe concludere affermando che l’autunno di Cardarelli è principalmente uno stato della sua interiorità.

 

[1] Si leggano i versi: ove il tempo mio primo/ e di me si spendea la miglior parte della lirica A Silvia.

 

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