Ott 212016
 


nebbia

Le stagioni sono spesso metafora delle fasi della vita, per questa ragione si caricano di significati profondi ed estremamente personali. Anche la letteratura riserva alle stagioni uno spazio non trascurabile, sebbene ogni autore ne colga un aspetto diverso. Così accade per l’autunno, periodo particolarmente amato dai poeti che, a seconda della propria sensibilità, ne privilegiano un dettaglio.

Con questa breve rubrica L’autunno degli scrittori, intendiamo immergerci nell’atmosfera autunnale di alcuni dei più famosi testi della letteratura.

L’autunno del borgo in Giosue Carducci

Chi di noi non conosce la celebre poesia San Martino? i suoi versi ci riconducono ai pomeriggi trascorsi nel tentativo di memorizzarla. Pressati dall’ansia dell’interrogazione, forse non ne abbiamo colto la bellezza. Quando, poi, siamo approdati alla scuola superiore, l’abbiamo odiata. In quel caso, i pomeriggi erano appesantiti da strane presenze chiamate figure retoriche, metrica, analisi dei temi. Anche allora, non abbiamo avuto il tempo e la voglia di cogliere la bellezza di questa poesia. A tal proposito, la nostra lettura non avrà alcun carattere accademico, ma procederà per sensazioni e associazioni di idee, privilegiando i colori e i sensi.

Per comodità vi riporto i versi della poesia:

San Martino

La nebbia agli irti colli
Piovigginando sale,
E sotto il maestrale
urla e biancheggia il mar;

Ma per le vie del borgo
Dal ribollir dè tini
Va l’aspro odor de i vini
L’anime a rallegrar.

Gira sù ceppi accesi
Lo spiedo scoppiettando:
Sta il cacciator fischiando
Su l’uscio a rimirar

Tra le rossastre nubi
Stormi d’uccelli neri,
Com’esuli pensieri,
Nel vespero migrar.

Partiamo dal titolo.

mareTutti sanno che San Martino cade l’11 novembre, quindi nel titolo potremmo scorgere una indicazione temporale che allude alla stagione autunnale; ma non si tratta soltanto di questo, perché nelle tradizioni dei borghi agricoli, il giorno di San Martino coincideva con la chiusura del lavoro dei campi e la spillatura del vino nuovo. Il riferimento già consente a noi lettori di immaginare l’ambiente: il vino, i tini, l’odore del mosto, il mese di novembre, il calore del borgo. Possiamo azzardare che il titolo, pur non essendo fondamentale per la comprensione della lirica, ha la funzione di creare l’atmosfera e di condurci per mano nelle vie del borgo.

Leggiamo tutta la poesia, senza fermarci, lentamente, rispettando la punteggiatura, e perché no, facciamolo a voce alta.

Che cosa abbiamo letto?

Una scena di vita del borgo, accostata alla descrizione dell’ambiente più esterno: la nebbia sui colli e il mare. Come se il poeta fosse un regista, prima inquadra in modo ampio la scena: la nebbia e il mare in tempesta; poi la restringe puntando sui dettagli in una specie di primo piano: le vie del borgo, i tini che ribollono, il vino, lo spiedo; infine apre nuovamente il campo verso il cielo.nubi

Noteremo certamente il gioco cromatico che si distribuisce e si mescola nei versi. Inventariamo insieme i colori:

  • grigio della nebbia
  • bianco della spuma marina
  • rosso del vino
  • rosso del fuoco
  • rosso delle nubi
  • nero degli uccelli

Emerge una bella tavolozza di colori e risalta un contrasto netto tra il colore caldo, il rosso, e i colori morti, grigio, nero e bianco.

A questo punto sarebbe interessante notare la corrispondenza che si instaura tra colori e ambiente. Notiamo che i colori acromatici come il bianco, il grigio e il nero, delineano l’ambiente esterno e contrastano con l’intimità del borgo, vivacizzata dal colore caldo del rosso. Risulta una netta opposizione tra lo spazio ampio dei colli e del mare in tempesta, con la gioia festosa del borgo. A tutto questo, poi, andrebbero aggiunti i riferimenti olfattivi e sensoriali. Non sfugge quell’onomatopeico ribollire dei tini, o il fischio melodico del cacciatore, suoni che ci comunicano un’intima sicurezza; così come non possiamo ignorare l’odore aspro del vino, simbolo per eccellenza della gioia e della convivialità.

Sintetizziamo in uno schema:

Sensazioni visive, olfattive, dell’udito Spazio Emozioni
Rosso del vino e dei ceppi accesi

Ribollir dei tini

Cacciator fischiando

Borgo – vie

Uscio                      SPAZIO INTERNO

Gioia, intimità, calore, convivialità
Nero, grigio, bianco

Urla

Biancheggia

Nebbia – colli

Mare                     SPAZIO ESTERNO

Stormi

Morte

Cercando di ipotizzare una conclusione, potremmo affermare che l’autunno descritto in San Martino, mostri due facce. La prima è quella dei colori caldi, della gioia e del calore, l’altra è quella della morte, ben rappresentata da quella chiazza scura che macchia le rossastre nubi del cielo.

A questo punto bisognerebbe inquadrare il poeta nel contesto storico e delineare i tratti della sua poetica ma, come ho precisato all’inizio dell’articolo, evito volutamente di fornire queste informazioni. La nostra è stata soltanto una lettura di piacere.

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