Ott 242016
 

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Camera con vista: ma qual è la vista che si gode dalla finestra della pensione Bertolini? È facile lasciarsi prendere dal piacere della lettura, mentre i primi capitoli offrono lo schizzo di Firenze; è questo il luogo d’ambientazione di ciò che una parte della critica ha definito romanzo di formazione. In effetti, la giovane Lucy, in villeggiatura insieme con la matura cugina Miss Bartlett, compirà un viaggio non soltanto fisico, ma soprattutto interiore. L’autore ci porta nelle pieghe dell’animo della fanciulla che, a poco a poco, scopre le sue contraddizioni e conosce i suoi sentimenti e moti interiori. Un romanzo piacevole, che non appesantisce, basato, nella prima parte, sull’opposizione tra l’ambiente interno della pensione e gli esterni memorabili di Firenze. I dialoghi si intrecciano alle vicende e finiscono per delineare due gruppi di persone diametralmente opposti: gli inglesi legati alle convenzioni borghesi e gli inglesi più aperti, a cui la giovane Lucy scoprirà di appartenere. La prima frattura nel chiuso universo della protagonista, quella che mette in crisi il mondo in cui è vissuta, coincide con l’incontro con George Emerson, da cui cercherà di fuggire. Lucy, quasi obbligata dalla cugina, ripiega prima a Roma, dove conosce il suo futuro marito, e poi torna a casa. Ma qualcosa, ormai, si è insinuato in lei; basterà riconoscere nel nuovo vicino di casa quel George Emerson che aveva dimenticato a Firenze, per vedere riemergere i conflitti interiori. Il finale, chiaramente prevedibile, celebra la vittoria dell’apertura di pensiero sugli sciocchi pregiudizi e sulle inutili ipocrisie di un’intera classe sociale.

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