Ott 032016
 

harry-film-logo

Ottavo libro della saga del famoso maghetto di Hogwarts, Harry Potter e la maledizione dell’erede prova a riportare i suoi innumerevoli fans in scenari già noti e particolarmente amati. Il libro, un testo teatrale e non un romanzo, inizia con la consueta immagine del binario 9 e ¾ , ma questa volta a salire sul treno di Hogwarts non sono Harry, Ron, Hermione e Draco, ma i loro figli. Le vicende si snodano proprio a partire da due di loro: Scorpius, figlio di Draco e Astoria e Albus, secondogenito di Harry e Ginny. Si intrecciano, in modo serrato, avvenimenti che portano i personaggi in un passato non del tutto risolto, i contrasti e le incomprensioni tra genitori e figli, la monotonia e il grigiore della vita degli adulti e il peso delle responsabilità, con l’immancabile lieto fine.
Un libro atteso da quanti mai avrebbero voluto assistere al commiato definitivo del mondo magico, ma a tirare le somme diverso da quanto l’orizzonte d’attesa si aspettava. Da un punto di vista strutturale, l’opera appare poco equilibrata; una eccessiva compressione delle prime cinque scene del primo atto appare dissonante con le pagine successive che dilatano eccessivamente un arco temporale più ristretto. In realtà tali aspetti non dovrebbero costituire un limite, del resto le tecniche narrative consentono di alterare il tempo dell’intreccio in relazione alle esigenze di chi scrive, ma nel caso specifico, finiscono per banalizzare i rapporti che intercorrono tra i personaggi. L’attrito padre-figlio che vede in costante opposizione Harry e Albus, l’amicizia tra Albus e Scorpius, lo stesso rapporto di Ginny e Harry, si presentano semplificati, a tratti affettati o superficiali. Manca un reale spessore a questi personaggi e anche alla loro interazione. Del resto una conferma potrebbe venire dall’analisi di personaggi come Ron e Ginny a cui è riservato uno spazio minimo, a dirla tutta, Ron è una mera comparsa. Neppure ad Herminone è stato attribuito quel ruolo che la rendeva unica nei precedenti romanzi, anzi talvolta appare estranea. Non manca, tuttavia, lo spirito di avventura assicurato dal costante andirivieni tra il passato e il presente e dall’insistito colpo di scena.
Complessivamente l’opera è distante dalle attese della massa ma occorre anche considerare che il genere è cambiato. Non un romanzo, ma un’opera teatrale che impone delle regole completamente diverse da quelle che un romanzo richiede.

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza cookie tecnici e di terze parti per fornire alcuni servizi. Continuando la navigazione ne consentirai l'utilizzo.

Chiudi