Set 252018
 

L’opera di Tabucchi stabilisce una costellazione di richiami con la fotografia, la letteratura e le arti e ciò può dirsi anche per il testo finale dell’opera Si sta facendo sempre più tardi. In questo caso Tabucchi dialoga con una miriade di fonti letterarie e in particolare con le Heroides di Ovidio. Nella finzione letteraria, la decima epistola di Ovidio è scritta da Arianna ed è destinata a Teseo, così come quella denominata Lettera al vento presente nel romanzo tabucchiano. In entrambe il mezzo di comunicazione è l’epistola che, da canale bidirezionale, si trasforma in uno strumento del tutto inadeguato e insufficiente. A parlare è Arianna, immagine della donna abbandonata, tradita e sola; il suo tentativo è quello di riannodare i fili di una comunicazione troncata nel testo ovidiano dalla partenza di Teseo, e in quello di Tabucchi dall’azione del tempo che corrode. In entrambi i casi, la lettera e, in un certo senso l’atto di scrittura, vorrebbe poter lenire la sofferenza interiore, ma senza riuscirci perché entrambi i testi restano senza corrispondenza e si trasformano in un atto monologante privo di soluzione:

Sono qui, la brezza mi accarezza i capelli e io brancolo nella notte, perché ho perso il mio filo, quello che avevo dato a te, Teseo. [1]

Queste mani stanche di percuotere il mio petto colmo di mestizia, io, infelice, protendo verso di te al di là del vasto mare; ti mostro, affranta, questi capelli che mi sono rimasti; ti prego, per queste mie lacrime dovute alla tue azioni: volgi la tua nave, Teseo, e torna indietro al mutare del vento;[2]

In Tabucchi la lettera si fa monologo autoreferenziale, diventa un modo di riflettere su se stessi e sui grandi interrogativi, è un tentativo di cercare delle risposte e allo stesso tempo è anche la presa di coscienza dell’impossibilità di trovarle in maniera definitiva. Manca in Tabucchi il furor del modello ovidiano, perché Arianna non grida, non si strappa i capelli, non è gelida come il ghiaccio, piuttosto è pervasa dalla malinconia di chi sa di non poter riannodare i fili del tempo in quanto non le sarà offerta una seconda possibilità. Ecco perché la sua è ancora più una lettera al vento, destinata a perdersi senza alcuna risposta.

 

Riferimenti consultati 

Il romanzo epistolare si rinnova http://www.literary.it/dati/scorpione/lizzi/il_romanzo_epistolare_si_rinnova.html

Recensione http://www.italialibri.net/opere/semprepiutardi.html

Suggestioni classiche in Si sta facendo sempre più tardi di  Antonio Tabucchi http://www.progettoblio.com/files/L26-27.pdf

Tempo e memoria nella lingua e nella letteratura italiana http://www.infoaipi.org/attion/ascoli_vol_3.pdf

[1] http://www.rossovenexiano.com/agor%C3%A0/pubblicazioni/antonio-tabucchi-si-sta-facendo-sempre-pi%C3%B9-tardi

[2] A. Tabucchi, Si sta facendo sempre più tardi, Feltrinelli, Milano, 2003, p. 220.

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