Apr 052017
 

Rubrica Primavera ed arte

saffoo

La primavera è la stagione dei sensi e in particolar modo della vista, anche se in questa ode antichissima prevalgono le sensazioni uditive e olfattive. I versi sono della delicata poetessa Saffo, musa eccezionale, le cui produzioni vibrano di pathos e di sensazioni fortissime. Saffo vive a Lesbo e opera nel contesto del tiaso, una sorta di associazione per fanciulle nubili consacrate al culto di Afrodite, la dea dell’amore. Non è casuale, quindi, il fatto che l’ode qui oggetto di interesse, sia dedicata alla dea, anzi costituisca una vera e propria invocazione con la quale la donna supplica il nume di rivelarsi. L’atmosfera è sospesa, misteriosa, velata di sogno; essa si avvale della descrizione di un boschetto primaverile, colto in poche linee, ma essenziali e sufficienti per comunicare al lettore il senso di attesa. La primavera esala da ogni elemento naturale, è nell’acqua limpida che scorre, è nella brezza che stormisce, si trova nell’intenso profumo dei meli, dei fiori, delle rose e del miele. La poetessa fa appello all’udito, invitato a riprodurre nella finzione i suoni rassicuranti della natura, e stimola l’olfatto, irretito da quella maliosa mistura di odori. Si genera una condizione di sopore che ricorda una specie di trance, condizione esclusiva per l’epifania divina.

A me, quaggiù, da Creta in questo santo
tempio, là dove un incantato bosco
cresce di meli, ed in tuo onore altari
fumano d’incenso
qui fresca l’acqua mormora fra i rami
dei meli, e rose tutto il luogo adombrano,
e dalle foglie mormoranti scende
sacro sopore;
qui prateria nutrice di cavalli sboccia di fiori
primaverili, e brezze dolci soffiano;
Cipride, qua con le tue sacre bende,
in calici dorati, lievemente,
mescolato alla gioia della festa
nettare versa

Mar 282017
 

Rubrica Primavera e arte

primavera

La Primavera di Botticelli è senza dubbio una delle opere più note sul tema in questione. L’equilibrio e l’armonia sono gli aspetti più pregnanti di questa tela, in ossequio ai dettami del Rinascimento, secolo del dominio e della perfezione. Ogni elemento trova il suo posto in un gioco di corrispondenze simmetriche, celando un sottile discorso metaforico su più livelli, da quello storico a quello filosofico. C’è chi ha letto l’opera alla luce degli insegnamenti neoplatonici di cui la corte Medicea era impregnata e di cui lo stesso Botticelli subiva l’influsso. Per alcuni, i gruppi pittorici sarebbero il simbolo di alcune città italiane, e la loro interazione alluderebbe alla condizione di pace goduta sotto il governo della famiglia Medici. Per altri, invece, il messaggio sarebbe di tipo filosofico, e opporrebbe l’amore istintivo a quello razionale. Quale che sia l’interpretazione corretta, il messaggio immediato è chiaro, Botticelli rappresenta la primavera, sia essa politica e garantita dal governo illuminato dei Medici, sia essa dei sensi e dell’amore come, del resto, l’immagine di Venere sembrerebbe confermare.

Mar 132017
 

recanatiRubrica Primavera e arte

Cercare di descrivere la primavera che emerge dai versi di A Silvia è un tentativo maldestro, ciò nonostante ci avventureremo, anche soltanto per godere della lettura di una poesia tanto bella.

La primavera di Leopardi, prima di essere una categoria temporale, è una categoria interiore, infatti il poeta, pur intrecciando il filtro del ricordo con il presente del doloroso vero, allude ad una esperienza personale e condivisa con la giovane Silvia, a cui l’accomuna proprio quell’età novella non vissuta a pieno. La primavera, quindi, è certamente metafora della giovinezza, ma è anche il corrispettivo di quella fase della vita carica di speranze e di attese e che né Giacomo né la giovane donna hanno potuto godere. Che si tratti prima di tutto di un dato soggettivo lo dimostrano gli elementi che contraddistinguono la primavera della giovinezza, si tratta, infatti, di quel lessico del vago e dell’indefinito tanto caro a Leopardi. A leggere A Silvia c’è da rimanere colpiti dall’inconsistenza dei dettagli, poiché tutto sfuma in un’atmosfera impalpabile; in questo modo, attraverso il filtro della memoria, Leopardi suggerisce soltanto delle impressioni, lasciando a noi il compito di intuire i contorni del piccolo borgo, delle strade dorate, della dimora paterna, delle stanze da cui proviene il canto meraviglioso della fanciulla. L’impressione è quella di trovarsi in un sogno, fin tanto che il flusso memoriale non si interrompe, giacché, a quel punto, il poeta ancora la sua riflessione all’arido vero, lasciando sfiorire le tenere speranze dell’età giovanile. È la drammatica ma composta chiusa della lirica, rispetto alla quale non si danno prospettive di riscatto, ma soltanto la possibilità di una lucida contemplazione.

A Silvia

Silvia, rimembri ancora
quel tempo della tua vita mortale,
quando beltà splendea
negli occhi tuoi ridenti e fuggitivi,
e tu, lieta e pensosa, il limitare
di gioventù salivi?  Continua a leggere »

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