Nov 112016
 

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L’autunno della precarietà.

L’immagine dell’autunno che voglio proporvi oggi è piuttosto particolare; si trova condensata in un’analogia fulminante che sovrappone la fatale caduta delle foglie ad un’altra condizione fatale, la inevitabile precarietà dell’uomo. Nei versi di Ungaretti che andremo a leggere, il riferimento stagionale passa completamente in secondo piano, cedendo spazio e rilevanza alla condizione dell’uomo. Ecco per voi i versi della lirica Soldati:

Soldati

Bosco di Courton luglio 1918

Si sta come

D’autunno

Sugli alberi

Le foglie[1]

Per comprendere il significato dei versi occorre gettare un po’ di luce sul contesto che li ha visti nascere. È il 1918, Giuseppe Ungaretti è al fronte, sperimenta in ogni istante la precarietà di una vita appesa ad un filo, e si trova costantemente faccia a faccia con la morte. In questa situazione, tuttavia, scrive poesia, una poesia che è prima di tutto autobiografia, confessione di una condizione estrema e drammatica, come rivela la precisione con cui il poeta riporta luoghi e date della composizione. Semplice, quindi, scorgere dietro l’analogia il riferimento alla propria precarietà, come è abbastanza immediata l’estensione dalla condizione dell’io poetante a quella dell’intera umanità. Dietro le foglie autunnali, si trova un’intera umanità, assediata dall’emergenza bellica, come pure un’umanità più ampia che travalica quel tempo e quello spazio precisi.

Anche le scelte stilistiche sembrano voler riprodurre nella misura del verso quel senso di incertezza; il verso breve e franto e la rottura dell’ordine orizzontale della frase sembrano materializzare lo stato altalenante di chi è preso quotidianamente da due condizioni opposte: la vita e la morte.

Si tratta di un’immagine autunnale inconsueta e diversa da quelle proposte negli appuntamenti scorsi; lì si muoveva sempre da una precisa atmosfera autunnale per quanto trasfigurata e sovraccarica di sensi ulteriori, qui, invece, l’atmosfera autunnale non sembra delinearsi, se non per quel piccolo riferimento biologico (le foglie); ciò che invece emerge chiaramente è la condizione esistenziale dell’io con le conseguenti implicazioni biografiche.

[1] Giuseppe Ungaretti, Vita d’un uomo, Milano, Mondadori, 2005, p. 87.

Bibliografia:

Alberto Casadei e Marco Santagata, Manuale di letteratura italiana contemporanea, Roma-Bari, Laterza, 2011.

Mario Allegri, «Vita d’un uomo» di Giuseppe Ungaretti, In Letteratura Italiana Einaudi. Le Opere, Vol. IV.I, a cura di Alberto Asor Rosa, Torino, Einaudi, 1995.

Stefano Pavarini, Umberto Saba, Giuseppe Ungaretti, Salvatore Quasimodo. Poetica e poesia dell’Ermetismo, in Storia della letteratura italiana, Il Novecento, Vol IX, diretta da Enrico Malato, Roma, Salerno, 2000.

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