Mag 012011
 

Selve, boschetti e giardini

Il locus amoenus è stato definito un topos della letteratura e dell’arte in generale. E’ presente  tanto nella cultura occidentale quanto in quella orientale. Come si è già detto, ricorre ampiamente in vari luoghi della tradizione, presentando motivi costanti, anche in autori e poeti diversi. Si tratta di un topos antichissimo e che, in un certo senso, può dirsi l’ombra dell’antica perfezione.
Il locus amoenus, identificato nella maggior parte dei casi con il giardino, un po’ meno con la selva o il boschetto, è una traccia dell’Eden. Ora, non interessa che al di sotto di questo paradiso si celino concetti cristiani o pagani, perché negli spazi conclusi e non di questi luoghi, si intrecciano i miti pagani dell’età dell’oro, quelli dell’origine e il ricordo dell’Eden biblico. Le culture occidentali e orientali riportano, nei miti delle origini, la costante presenza di un paradiso, di un luogo beato, rigoglioso e ricco di alberi da frutto.
Il giardino, il bosco, la selva costituiscono l’immagine dell’incontaminato e della perfezione perduta. Si entra nel giardino per abbandonare, anche momentaneamente, una realtà imperfetta e per ritrovare l’armonia originaria.
Ma qual è lo stato che precede la genesi del cosmo? I racconti delle varie culture presentano innumerevoli differenze, ma tutti concordano sullo stato che precede la nascita del mondo. Questo momento coincide con il vuoto, il caos o l’indifferenziato. Nella Genesi si legge che in principio la terra era informe e deserta, i miti scandinavi si soffermano sul vuoto, inteso come assenza dei quattro elementi: aria, acqua, terra e fuoco; tutto era abisso profondo. I greci dicono che il primo a nascere fu il Caos.
Di esempi ve ne potrebbero essere tanti altri. Di fatto i miti di tutte le culture si soffermano sullo stato di opposizione fra prima e dopo. Che cosa segue al caos, al vuoto, all’abisso? Di solito la nascita di uno spazio perfetto, spesso un giardino; E’ letà d’oro, così come la descrivono i miti pagani. Male, malattia e sofferenze non esistono, a regnare è soltanto l’armonia. Dal caos all’ordine: nel giardino perfetto ogni elemento ha un suo ruolo e concorre alla bellezza complessiva.
 
 
 
Prima di divenire un topos riutilizzato nelle varie produzioni letterarie, il locus amoenusesprime la nostalgia dell’uomo per l’Eden perduto. I giardini della letteratura sono armonici, simmetrici, ordinati, perfetti, densi di pace.
Ora proviamo a leggere insieme qualche frammento di una delle pagine più famose delDecameron di Giovanni Boccaccio. E’ la terza giornata, e prima che la compagnia riprenda a narrare novelle, Boccaccio la ritrae in paesaggi luminosi e verdeggianti.
All’inizio dell’introduzione alla terza giornata troviamo una determinazione di tempo; è l’alba, anzi l’alba è già avanzata: L’aurora già di vermiglia cominciava, appressandosi il sole, a divenir rancia (…)”. L’allusione al colore vermiglio del cielo e al sole che inizia a salire sull’orizzonte ha la funzione di introdurre il lettore in un ambiente piacevole, preparando le delizie dei sensi che verranno subito dopo. La compagnia si mette in marcia, ed ecco la prima descrizione del luogo: 


La reina con lento passo, accompagnata e seguita dalle sue donne e dai tre giovani, alla guida del canto di forse venti usignoli e altri uccelli, per una vietta non troppo usata ma piena di verdi erbette e di fiori, li quali per lo sopravegnente sole tutti s’incominciavano a aprire, prese il cammino verso occidente (…).
 
La compagnia, che si inoltra per la viuzza, è immersa nel verde ed è circondata dai fiori che si aprono. Il canto degli usignoli e di altre varietà di uccelli allieta il cammino e conferisce un clima di serenità.
Poco più avanti, Boccaccio descrive l’ingresso in uno dei giardini limitrofi al palazzo da poco raggiunto:
Esso aveva dintorno da sé e per lo mezzo in assai parti vie ampissime, tutte diritte come strale e coperte di pergolati di viti, le quali facevano gran vista di dovere quello anno assai uve fare, e tutte allora fiorite sì grande odore per lo giardin rendevano, che, mescolato insieme con quello di molte altre cose che lo giardino olivano, pareva loro essere tra tutta la spezieria che mai nacque in Oriente.
All’aspetto sonoro, il canto degli uccelli, si unisce il piacere della vista; le vie, tutte disegnate secondo un ordine rigorosamente geometrico, sono ampie e dritte, coperte di frutti d’uva. Gli odori allettano l’olfatto, e le fragranze dolciastre si mescolano insieme, raggiungendo i sensi della compagnia e del lettore.
Il giardino è cosparso di fiori, di rose bianche e rosse, e vi si trovano molte qualità di piante:
Nel mezzo del quale (…) era un prato di minutissima erba e verde tanto, che quasi nera parea, dipinto tutto forse di mille varietà di fiori, chiuso dintorno di verdissimi e vivi aranci e cedri, li quali, avendo i vecchi frutti e’ nuovi e i fiori ancora, non solamente piacevole ombra agli occhi ma ancora all’odorato facevan piacere.
 Sembra quasi di trovarci dinanzi alle varietà vegetali dell’Eden biblico: “Poi il Signore Dio piantò un giardino in Eden, a oriente, e vi collocò l’uomo che aveva plasmato. Il Signore Dio fece germogliare dal suolo ogni sorta di alberi graditi alla vista e buoni da mangiare (…).”. Il linguaggio biblico è scarno, ma lascia intendere che il giardino è un luogo di delizie, creato per essere gustato.
Nel luogo dell’armonia non può mancare la presenza dell’acqua. Boccaccio descrive una fonte da cui zampilla dell’acqua che, poi, in forma di ruscelletti, scorre lungo i prati:
Nel mezzo del qual prato era un fonte di marmo bianchissimo e con meravigliosi intagli, (…), per una figura (…) gittava tanta acqua e sì alta verso il cielo, che poi senza dilettevol suono nella fonte chiarissima ricadea (…). La qual poi, quella che soprabondava al pieno della fonte, per occulta via del pratello usciva e, per canaletti belli e artificiosamente fatti fuor di quello divenuta palese, tutto lo ‘ntorniava; e quindi per canaletti simili quasi per ogni parte del giardino discorrea (…).
Qui, oltre alla vista, viene sollecitato un altro senso: l’udito. L’idea dell’acqua che scorre silenziosamente, o con un rumore appena percepibile, si unisce alle melodie degli uccelli e contribuisce ad alimentare la serenità e la tranquillità dell’atmosfera. Ma l’acqua non è solo un elemento ornamentale. L’acqua, archetipo antichissimo, è fonte della vita, oltre che metafora di purificazione; anche in questo caso, la scelta descrittiva di Boccaccio richiama alla mente l’immagine del Paradiso biblico: “Un fiume usciva da Eden per irrigare il giardino, poi di lì si divideva e formava quattro corsi.”.
 
Il locus amoenus del Decameron ha proprio le fattezze di un paradiso. D’altra parte lo stesso Boccaccio, dopo aver riferito della fonte, scrive: “Il vedere questo giardino, il suo bello ordine, le piante e la fontana co’ ruscelletti procedenti da quella tanto piacque a ciascuna donna e a’ tre giovani, che tutti cominciarono a affermare che, se Paradiso si potesse in terra fare, non sapevano conoscere che altra forma che quella di quel giardino gli si potesse dare (…).”.
All’idea dell’armonia si unisce quella dell’eterna Primavera. Il Paradiso di qualsiasi cultura esprime uno stato di grazia iniziale, successivamente perduto a causa di una rottura. Non a caso il locus amoenus del Decameron è la via di fuga per la compagnia atterrita dal flagello della peste e disorientata dalla decadenza dei costumi.
 
 
 
 
(Le citazioni riportate appartengono al Libro della Genesi e al Decameron di Giovanni Boccaccio)

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza cookie tecnici e di terze parti per fornire alcuni servizi. Continuando la navigazione ne consentirai l'utilizzo.

Chiudi